Capo Nord: che succede quando la terra finisce?

da | 13 Lug 2025 | Viaggi Autentici

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Raggiungiamo Tromsø in serata. Il giorno dopo sarà tutto dedicato alla scoperta di questa città che viene anche chiamata “La Capitale Artica”. Arrivando in macchina, si vede subito la sua particolarità: quella di essere cullata da un lato da montagne innevate dall’altro dal braccio acquatico di un fiordo. La città ha un’ampia zona pedonale cosa che ci permette di girarla in lungo e in largo con i monopattini.

Sempre in monopattino attraversiamo il Tromso Bridge per raggiungere la Cattedrale Artica. Bianca, candida, si erge come una struttura di ghiaccio con sua forma triangolare ricorda una cima innevata, o una grande tenda.

Una caletta nascosta e un posto senza orologi

Ma il bello deve ancora venire! Riprendiamo la macchina e decidiamo di visitare l’isola di Kvaløya. Si vede subito che è una terra poco battuta dal turismo, noi giriamo con l’idea di goderci il panorama ma ad un certo punto scorgiamo una caletta di spiaggia bianca che ci invita a fermarci. L’acqua è limpida, turchese…il cielo è nitido, il sole brilla… in pochi minuti ci attrezziamo con costumi mute e canoa, e inaspettatamente ci godiamo un paio d’ore di mare! 🌞

Prima di rientare visitiamo anche l’isola di Sømmaroy. Siamo nella “free-time-zone” infatti nel 2019 gli abitanti del posto si sono mobilitati per dichiarare l’isola zona senza tempo, abolire dunque l’utilizzo dell’orologio e permettere alle persone di vivere secondo il loro ritmo biologico in base alla presenza del sole, incoraggiando uno stile di vita più flessibile e naturale.

Il primo incontro con le renne

Tornando a Tromsø ecco un altro regalo: il nostro primo incontro con le renne!!! 

Da qualche giorno vedevamo il cartello triangolare di pericolo lungo le strade e con gli occhi cercavamo di scorgerle nelle terre brulle. Invece qua l’incontro è avvenuto davanti ad un supermercato! 😆

Questo non lo ha reso meno emozionante. 

Con i loro manti screziati e i palchi perfetti che, come rami di velluto, spuntavano dalle loro teste. Erano là, a rovistare tra i cespugli, alla ricerca di cibo e non sembravano affatto turbate dalla nostra presenza.

Poi di nuovo lungo la strada. E da lì in poi questi piacevoli incontri sono diventati quotidiani …

Altalena e piscina…verso Alta

Lasciamo Tromsø direzione Alta. Capo Nord si avvicina…Facciamo una piccola tappa nei pressi di Skibotn, perchè abbiamo letto che in quei pressi sul Lyngenfjord, c’è un’altalena sospesa tra l’acqua e la terra…e noi non possiamomo perdercela viso la passione di Alma per la “tattalena”!

Una volta in macchina Alma inizia a dire insistentemente “piscinas” faccio una ricerca e scopro che ad Alta c’è una bella piscina al coperto. La Nordlysbadet, si tratta di una grande struttura con scivoli, giochi d’acqua, vasche idromassaggio…perfetta per il nostro pomeriggio  e poi si trova proprio di fronte alla cattedrale, la Nordlyskatedralen anche detta Cattedrale delle luci del nord, una struttura a spirale, che culmina con un campanile alto 47 metri, completamente rivestita da lastre di titanio per permettergli di riflettere i colori dell’aurora boreale, e con essa danzare.

Non solo una chiesa ma un posto della comunità, che ospita concerti mostre ed eventi!

Finita la serata decidiamo di utilizzare la nostra attrezzatura ed organizziamo un bel barbecue con tanto di tavolino da campeggio, piazzato nel piccolo patio della nostra casetta in legno nel camping in cui alloggiamo!

L’indomani si parte: destinazione isola di Magerøya ovvero Nordkapp!!!

Avanzando lungo la strada più a Nord d’Europa

Ci aspettano circa 3 ore di viaggio! Mentre saliamo vediamo cambiare il territorio intorno a noi. 

Viaggiamo lungo la strada E6 per raggiungere la E69. Nonché la strada più a nord d’Europa, l’unica che porta a CapoNord! 

Fiancheggiamo maestosi fiordi, villaggi di pescatori, montagne nere che ci offrono la vista dei loro strati come se fossero enormi libri a testimoniare l’origine del mondo.

E poi la vastità. L’immensità. Siamo su una striscia d’asfalto in mezzo al nulla. 

E un po’ ce ne vuole di sana follia per affrontare un viaggio così!

Lo realizzo qua, ora, dopo più di 7000 Km che ci siamo imbarcati in una grande avventura, riponendo grande fiducia in noi stessi e nel mondo! Rivedo questo puntino blu su maps💙, che ha camminato ininterrottamente verso il nord, fino ad arrivare all’estremità, dove la terra finisce.

Avanziamo. L’isola di Magerøya è collegata alla terraferma da un tunnel sottomarino di circa 7km. 

Siamo sulla luna. Distese ondulate di tundra, dove i colori dell’inverno si alternano a chiazze passando dal grigio della roccia alle tonalità marroni e verde scuro dei muschi e dei licheni. Ancora renne sui lati della strada. Ancora noi. Piccoli e grandi insieme. Emozionati. Solitari eppure insieme. Ancora una manciata di metri e ci siamo

Nordkapp e il Globo di ferro sinonimo di ogni arrivo

Scendiamo dalla macchina con cappotti, keeway, sciarpe e cappelli. Fanno 6 gradi e il vento batte forte. Arriviamo al globo. Siamo a Capo Nord. Dopo 7385km, dopo 29 giorni di viaggio siamo qua! 

Arriviamo al Globo resistendo al vento che soffia gelido e ci taglia le mani e le guance. Arriviamo sotto questa iconica struttura in ferro battuto, inaugurata nel 1978, un mappamondo sospeso, stilizzato attraverso i paralleli e i meridiani, simbolo universale di “arrivo”.

Punto in comune tra tutti i viaggiatori di ieri e di domani: da dovunque tu sia arrivato, con qualsiasi mezzo, per qualsiasi motivo. Ora sei qui e sei arrivato alla tua meta. Qualunque fosse la tua meta, la tua sfida. Il tuo viaggio. 

Scattiamo qualche foto ma fa davvero freddo.

Ci rifugiamo nel punto di ristoro sul posto. Escogitiamo un piano per togliere il video ad Alma (fino in capo al mondo lo stesso chiodo fisso).

La Grotta delle Luci

Sotto al piano meno 3 dell’edificio North Cape Hall c’è una stanza chiamata Cave of Lights….forse le piacerà. Scendiamo. Siamo nel ventre della scogliera, percorriamo un lungo corridoio dove dove dei plastici raccontano la storia delle “spedizioni” verso capo Nord. Appena entriamo nella grotta delle luci Alma viene rapita dai suoni e dalle proiezioni.

Siamo al buio, in una stanza enorme, pochi fasci di luce, dai colori dell’aurora boreale si alternano sulle pareti rocciose. Sulla parete in fondo viene proiettato un video che dura meno di 10 minuti (e poi si ripete – come piace ad Alma😏) che trasmette immagini e brevi riprese dei cieli norvegesi, dei mari, della natura, nell’alternarsi delle stagioni. Sotto l’immensa parete c’è un palco in legno, di fronte una serie di puff a forma di roccia.

Alma si toglie le scarpe. È a suo agio. Inizia ad esplorare. Cammina sul palco. Pesa il rumore dei suoi passi. Li testa. Si lancia sui puff. Rincorre le nuvole. Si accascia a terra quando passa un branco di renne. Si avvicina al fuoco. Con reticenza. Salta quando arrivano le onde del mare. La sua esperienza è immersiva. Alma ascolta con tutto il corpo. Mira entra nella danza della sorella. Da sola non lo avrebbe mai fatto. Si sarebbe vergognata. Con Alma e per Alma, anche lei supera le sue insicurezze. 

cave of lights 1

Mi ricordo di quando mi ha chiesto, qualche anno fa: “mamma dici ad Alma di venire su quello scivolo con me, ci sono dei bambini che non mi fanno passare, stanno tutti là insieme e non si spostano”

“Ma chiedi permesso! No?”

“Ma non so come si dice, (eravano in spagna), e poi mi vergogno, non voglio parlare”

“Voglio andare con Alma che lei si fa spazio e non si vergogna”

Dietro quella breve spiegazione di una bambina di 7 anni (erano quelli che aveva) ci ho visto una possibilità. 

Abituata sempre a pensare che è Alma che ha bisogno di un sostegno ho visto invece la situazione ribaltata. 

Alma può essere un sostegno. In modo diverso. In modo inaspettato🥹 Con le sue caratteristiche uniche che la portano a vivere la realtà senza veli. Senza preoccupazioni. Senza timori. Senza vergogna. Seguendo solo il suo istinto. 

E qua ancora una volta. Ci vedo questo. Lo vedo in tutti quegli “Ma Alma lo fa, posso anch’io?” In ogni pozzanghera di fango. In ogni bagno nell’acqua fredda, in ogni corsa sfrenata. In ogni danza. 

io e matteo

Lo vedo in me. Lo vedo in Matteo. Quanto con Alma e per Alma siamo disposti a fare. A metterci in gioco. Quanto anche noi abbiamo dovuto (e continuiamo a dover) superare i nostri limiti per aiutarla a superare i suoi.

Quanta forza ci dà questa bimba ogni giorno!!!💪

Tra un pensiero e l’altro il film si ripete credo una cinquantina di volte. O forse più. Ora che Alma si è settata e ha regolato i suoi sensi possiamo riemergere e tornare al Globo.

Il vento si è calmato un po’, il freddo è meno pungente. L’orizzonte non ha una fine. 

I bambini della Terra

Alma è presente. Camminiamo insieme mano nella mano. Siamo fortemente interconnessi gli uni agli altri. Ogni viaggio ha un potere unificante nella nostra famiglia. Nuove forme di energia. Il sapore di una prova superata? La forza di un amore che può esistere ovunque. 

Passeggiamo verso il monumento della pace “Barn av Jorden”, i bambini della terra. Un’istallazione composta da una statua di bronzo che rappresenta una madre e un figlio e sette enormi monete di pietra incastonate a terra che riportano sulla facciata i disegni di sette bambini provenienti da diversi continenti come simbolo di pace tra i popoli e fiducia nell’umanità e nel futuro. Penso che qua un Hoppete ci starebbe proprio bene!😌

E penso anche che è la stessa fiducia di cui ho bisogno io.

Tutti i miei sogni e le mie paure passano attraverso gli altri.

Il pensiero di un domani. Di un giorno in cui io non potrò più proteggere Alma è sostenibile solo se penso che posso avere fiducia nei bambini di oggi. 

Ma sto facendo una promessa a me stessa. 

Quella di vivere nel presente. Di far tesoro di ogni momento. Di non assillarmi la mente con nessun tipo di proiezione futura. Di vivere pienamente oggi, costruendo, con impegno, con fatica, con gioia, con amore. Un passo alla volta. Un giorno alla volta. Riconoscendo ogni singolo dono che la vita mi offre.

Rendendomi consapevole – a pieni polmoni – di ogni attimo di felicità!❣

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