Challenge: 5 capitali in 10 giorni (anzi 4😏)

da | 25 Lug 2025 | Viaggi Autentici

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Stoccolma: acquatica, nordica, raffinata

Stoccolma si articola su 14 isole, unite da innumerevoli ponti, complessa nelle sue connessioni, le linee rinascimentali vivono accanto alle moderne costruzioni, senza sfumature, eppure in un equilibrio fluido fino all’orizzonte. In questa città abbiamo rivisto il primo tramonto dopo quasi 20 giorni di giorno perenne. Abbiamo visto le luci dei lampioni accendere i loro riflessi nel fiume , il cielo vestire i colori della sera… da un ponte nei pressi del lunapark di Gröna Lund mentre Alma osservava le giostre e rideva nascondendo il viso durante le rapide discese delle montagne russe e Mira ci supplicava di andarci su…ed è stato il nostro attimo di magia

Abbiamo poi girato in monopattino schivato i passanti, rincorrendo le ciclabili e attravesando ponti, per farci una panoramica sulla città e sulle diverse isole: da Glam Stam, isola del vecchio centro storico, a Djurgården dove si trova il museo degli Abba e il parco giochi di Gröna Lund. Passando per Norrmalm il centro moderno e poi per Sodermalm

Giro che a piedi per noi sarebbe stato impensabile.

Il secondo giorno abbiamo deciso di girare meglio, a piedi, per Glam Stam: passando accanto al Palazzo Reale abbiamo assistito al cambio della guardia, con grande curiosità di Mira che poi ha voluto sapere tutto sul Re di Svezia e sulle Guardie Reali😅. Poi costeggiando e ammirando la Storkykan, la bella cattedrale rosa in stile gotico Baltico, abbiamo raggiunto una vera perla: la piazza con le casette colorate, la più antica di Stoccolma, la Stortorget. In quei paraggi abbiamo anche trovato un tipico locale per una birra e un panino ( il Barrel) , siamo passati per il vicolo più stretto di Stoccolma. Giro per le vie dello shopping e poi, prima di rientrare, vista panoramica spettacolare, di sera, sulla Glam Stam.

Insomma per quanto il nostro giro sia stato veloce ci ha dato modo di immergerci nell’architettura unica di questa città e nella sue strade brulicanti di vita, riportandoci nella realtà della vita di una grande città. Dopo un mese di natura e paesaggi incontaminati, o piccoli paesini, ci ha colti un po’ impreparati, ma con la sua bellezza e la sua eleganza ci ha aiutati a risettarci su altri ritmi. 

Oslo: contemporanea, sicura, vivibile

Per visitare Oslo usiamo lo stesso schema di Stoccolma. La sera monopattino e giro largo della città ed il giorno dopo visita a piedi del centro… Oslo sembra più a misura d’uomo da girare, più concentrata. Passiamo accanto all’Opera House ma rimandiamo la passeggiata all’indomani, poi costeggiando l’antica fortezza arriviamo al quartiere di Aker Brigde e, rapiti dalle sue luci calde che si riflettono sul mare e dal suo design, molliamo i monopattini per goderci la sera che scende.

Alternando i passi alle soste raggiungiamo l’Oslo Tree, installazione luminosa di un masteso albero realizzato con circa 150000 led, che cambia continuamente colore, e mentre le bimbe giocano nel parchetto adiacente dove si trovano diversi giochi realizzati con le boe il tempo passa e ilservizio dei monopattini va a nanna😂

così per rientrare al nostro appartamento – che è centrale, ma non troppo – ci aspetta una bella passeggiata notturna di una 20ina di minuti. In altri posti non l’avrei presa bene… ma qua mi sento stranamente tranquilla, come se la sicurezza di questa città fosse una cosa percepibile. E semplicemente mi godo il nostro rientro solitario e silenzioso. Alma che cammina felice, con gli occhietti che brillano come due stelle luccicanti, lei è un’animale notturno, da sempre la sera si accende e brilla di un’anima nuova.

Il giorno dopo eccoci! Pronti a fare una bella passeggiata per il centro, passiamo dentro ai giardini del palazzo reale, poi passiamo accanto all’importante struttura del Teatro Nazionale. Siamo sulla Karl Johans Gate. Una via nevralgica piena di negozie e di persone. Dove Alma decide di comprea un paio di occhiali per completare il suo outfit😂!

Passiamo accanto al Parlamento e arriviamo alla zona della stazione Centrale, dove incontriamo la grande tigre di Oslo, eccoci di nuovo Opera House, la grande struttura moderna realizzata in marmo e in vetro. Stavolta camminiamo sul tetto e andiamo a vedere la città. È una città in evoluzione, il panorama è dominato da tante gru, in effetti sono diversi i cantieri che abbiamo incontrato…

Siamo tutti un po’ stanchi e accaldati e decidiamo di riprendere i monopattini e terminare la nostra giornata a Vigeland per goderci il fresco del parco, le sue vie, i suoi fiori e le sue sculture! 

Copenaghen: ciclabile, dinamica, colorata

Siamo arrivati a Copenaghen passando per un capolavoro di ingegneria: il Ponte Oresund, che collega la Svezia e la Danimarca, lungo circa 16km, tra cui 8km di ponte, 4km su un’isolotto e 4 di tunnel. Ti viene da pensare che nessuna connessione sia impossibile 😬.

Appena arrivati ci rendiamo conto che a Copenghen si gira prevalentemente in bicicletta, non ci sono per strada i monopattini che abbiamo utilizzato nei giorni scorsi. Prendere la macchina è impensabile perchè i parcheggi sono pressochè inesistenti, decidiamo quindi di affidarci ai mezzi pubblici. Proprio sotto al nostro appartamento c’è la fermata del 31. L’autobus che porta al centro, ed un display segna 9 minuti (abituata ai mezzi di Roma non sei sicura se sia davvero una misura del tempo, o un mantra, o un modo di dire…sarà vero che tra nove minuti arriva🤔? Lo scopriremo…) Decidiamo di farci una fermata a piedi e intanto cominciamo a dire ad Alma che prenderemo l’AUTOBUS. Non si tratta di una cosa semplice. Nè banale per lei. Chi la conosce bene sa che lo scorso anno (a seguito del campo scuola) Alma ha sviluppato una vera e propria avversione per pullman e autobus. Una paura incontrollata: poteva innescarsi una crisi o una fuga alla sola visione di un pullman per strada in mezzo al traffico.

Ma qua la vediamo tranquilla e decidiamo di “testare” e di “provare a superare” questo “trauma”.

Arriviamo alla fermata successiva. Il display segna 3 minuti. Aspettiamo. Eccolo arrivare.”Alma dobbiamo salire sull’autobus.” “Autobus” ripete. Saliamo. Lei continaua a dire autobus, è serena. Sorride.

“Prendiamo l’autobus per andare alle giostre“. Ripete tutta la frase. E’ andata. Che brava!

La serata infatti decidiamo di dedicarla al divertimento andando al Tivoli Gardens, parliamo di uno dei luna park più antichi del mondo, aperto nel 1843 è stato di ispirazione a Walt Disney per la creazione di Disneyland. Si trova nel cuore di Copenaghen, e ti regala atmosfere d’altri tempi, tra giardini romantici, ristoranti, chioschetti, con alternanza tra giostre vintage e moderne. Alma è stata conquistata dal fascino retró e dalla velocità del Roller Coaster, una tra le montagne russe più antiche ancora in funzione, costruita in legno nel 1914, viene pilotata ancora a mano da un breakman che seduto su uno sgabello ne regola la velocità. Noi siamo rimasti piantati sulla nostra carrozza per tre giri di seguito perchè Alma non smetteva di ridere e continuava a dire “Vias”!!!😅.

Abbiamo poi cenato all’interno del parco, concludendo con un grande zucchero filato dal colore azzurro. 

Prima di riprendere l’autobus abbiamo fatto due passi al centro ammirandone subito la bellezza e l’eleganza. Attraversando il ponte sul canale di Federiksholm Mira mi fa: “Oddio mamma che fanno quelle persone sott’acqua?” Osservo impressionata e scorgo delle statue sommerse. Si tratta del Tritone e dei suoi 7 figli. Tendono tutti le mani verso la riva, la leggenda narra che siano stati abbandonati dalla madre/moglie umana Agnete, che è tornata a vivere sulla terraferma. Il giorno dopo decidiamo di fare un giro sul battello, sbagliamo l’ora però…dalle 12 alle 13. Sole a picco. Ci diamo tutti una bella incocciata. Ma almeno arriviamo al porto a vedere la statua della Sirenetta: realizzata nel 1913 da Edvard Ericksen ispirarata alla favola di Andersen, rappresenta la sirenetta, seduta su uno scoglio, malinconica, sospesa tra due mondi. È il monumento più iconico e visitato della Danimarca. 

Quando scendiamo fatichiamo a camminare. Ma facciamo lo sforzo di arrivare a Nyhavn: il famoso canale costeggiato da case colorate del XVII e XVIII secolo. Un posto dall’atmosfera magica e vivace, dove ci fermiamo per una pausa ristoratrice.

Il pomeriggio lo passiamo in giro per la via dello shopping, si tratta di una delle vie pedonali più lunghe d’Europa, la Strøget, qua l’incontro di Alma con un’artista di strada, che lei invita a cantare senza sosta per una ventina di minuti, osservando con attenzione le sue mani muoversi sulla chitarra acustica. Rientriamo in serata. KO ma felici per l’intensa giornata vissuta.

Berlino: intensa, notturna, viva

Si parte per Berlino. Sono quasi 7 ore di viaggio. Macchina – traghetto- macchina. Ma stavolta sul traghetto funziona la wifi quindi il viaggio è più sereno per tutti😅! Arriviamo a Berlino in serata e usciamo subito. Alloggiamo nei pressi di Alexander Platz e per questo mi gira in testa tutto il tempo la canzone di Battiato. Qua sono di nuovo a disposizione i monopattini. Dopo una bella cena a base di stinco e birra all’Augustiner, ci dirigiamo verso la porta di Brandeburgo in monopattino. Per vederla con le luci della sera.

Passiamo poi per il Memoriale dell’olocausto. Fa impressione di sera. 2711 blocchi di cemento di varie altezze disposte su file ordinate su una piazza di circa 19.000 mq. Inquietudine e smarrimento le prime sensazioni. Poi Alma comincia a camminare sulle stele, quindi aggiungi l’ansia😅. Intanto Mira ci tempesta di domande difficili. Come si spiega l’odio razziale, la guerra, il genocidio ai bambini. Come glielo diciamo che la storia si ripete in ogni guerra, anche oggi? Con che coraggio? 

Con l’animo inquieto ci rimettiamo a bordo dei monopattini. È notte. Berlino trasuda vita. Movimento. Buio e luci si alternano. Qualcosa di questa città mi attrae profondamente ma non so definirlo. Si vede l’antenna della TV da lontano. Siamo arrivati. Domani continueremo il giro. 

Ci tocca l’East side Gallery. Circa 1.3km di muro (dei 155km originari) trasformato in una galleria di arte urbana a cielo aperto. Il monopattino è un alleato prezioso.

Mira comincia: “Perché c’era questo muro mamma? E quando l’hanno costruito? E quando l’hanno buttato giù?”

“1989, questo me lo ricordo. Io avevo quasi la tua età Mimmi, quando il muro è crollato!”

Metto insieme qualche concetto sulla Guerra Fredda. E cerco di rendere i contenuti comprensibili per lei. Dopo la seconda guerra mondiale (che studierai il prossimo anno a scuola 😂 così mi risparmio l’interrogazione anche su questa) la Germania è stata divisa in due : Berlino Est e Berlino Ovest.

“E chi erano i buoni mamma?”

“A Berlino Ovest le persone erano libere, mentre ad Est c’erano regole molto severe e le persone volevano scappare, per questo hanno costruito il muro. Per impedire alla gente di fuggire.”

“Mamma ma in questa città ci sono tante storie che mi fanno diventare triste…Basta non mi raccontare più 💔”.Continuiamo ad andare avanti fino agli Uomini Molecolari. Imponente struttura in alluminio traforato che spicca tra le acque del fiume Sprea. Che fanno queste figure? Si incontrano? Si scontrano? Sono uniti. E sono fatti della stessa materia, immersi in ciò che li circonda. Connessi nelle loro diversità, situati all’incrocio di tre diversi quartieri di Berlino, simboleggiano le realzioni umane. Questo il messaggio del loro creatore Jonathan Borofsky.

Il sole 🌞a picco ci riaccompagna fino ad Alexander platz. Decidiamo di ripararci andando ad Ikono, museo sensoriale interattivo che abbiamo già visitato a Roma. Ci immegiamo in un mondo di luci soffuse. Ma prima Alma ha una piccola crisi. Forse il caldo, la fame, la stanchezza. Non so. Ma urla e lancia scarpe e calzini – si siede a terra. Non ne vuole sapere. La convinciamo ad entrare ma ci mette un po’ a resettarsi. Resta seduta per una buona mezz’ora nella “stanza dei sogni e delle paure”… quando esce per iniziare a giocare nella vasca delle palline, capiamo che ha superato il suo momento difficile.

È di nuovo pronta per immergersi nel mondo. All’uscita fa caldissimo. Ci mettiamo qualche ora in stanza per poi uscire di nuovo la sera. Andiamo a vedere il palazzo del Parlamento, poi cena di nuovo all’Augustiner 😆 e poi ancora in giro fino a tardi per vivere nell’atmosfera berlinese, col vento in faccia e qualche sosta qua e là. 

Il giorno dopo Praga ci aspetta ma mi sento stanca. “Mattè ma sei andassimo diretti al Tirolo…e ci fermassimo per qualche giorno in più là prima di rientare…invece di andare Praga?” 

Gli brillano gli occhi. So che per lui la montagna vince su tutto.

Penso che Abbiamo tutti bisogno di fermarci un attimo prima del rientro. 

Mi sento in un frullatore. Le capitali sono affascinanti, ma grandi e affollate e il caldo non aiuta. Girarle è bello ma faticoso. Anche la crisi di Alma, seppure rientrata in poco tempo mi fa pensare che forse stiamo tirando troppo la corda. Alma vuoi andare in montagna? La MONTAGNAS.

E montagna sia. 

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