Il Circolo Polare Artico, il giorno perpetuo e le Lofoten

da | 10 Lug 2025 | Mondo Autismo

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Siamo arrivati alle Lofoten viaggiando due giorni di seguito con tappe solo da una notte a Mosjøen e a Bødo.

Per raggiungere la seconda tappa abbiamo superato il Circolo Polare Artico…è ufficiale: da qua in poi il sole non sorge e non tramonta più! È giorno per 24 ore al giorno! 🌞

Arrivati alla Cupola che segna la latitudine 66° 33′ N scendiamo per una pausa e per una passeggiata sul posto.

Mira incuriosita da una collina piena di “omini di pietra” si lancia nella sua personale creazione firmando il suo passaggio…Alma invece trova un’enorme pozzanghera e la attraversa in lungo e largo tra gli occhi increduli dei passanti che guardano prima lei e poi noi, mentre schivano gli schizzi gelidi.

“Mamma ma perché tutti ci guardano così?” Chiede Mira.

“Perché lo fa solo Alma e gli fa strano” 

“Vado anch’io allora??” 

Apposto😂.

Intanto penso: “Quanto ci condizionano gli occhi degli altri?” Crediamo che il loro sguardo possa DEFINIRCI, QUALIFICARCI.

Con Alma ho imparato – invece – che quegli occhi non hanno il diritto di scalfirmi, tantomeno di giudicarmi.

Ho imparato a ricambiare con un sorriso gli sguardi accoglienti e consapevoli, ad ignorare gli altri… siccome non stiamo facendo nulla di male nei confronti di nessuno, mi parte proprio l’inno romano “ma che ce frega! ma che ce ‘mporta!”. Se gli altri guardano non è un mio problema, semmai il mio problema è: “che scarpe metto adesso ad Alma, visto con questa pozzanghera le ha fatte fuori tutte???” “

Torniamo in macchina. Cambio completo. E si riparte. 

Una Jacuzzi in mezzo al bosco nei pressi di Bødo

A Bodø alloggiamo un po’ fuori, siamo all’Artic Cabins, un piccolo villaggio di poche casette ottagonali, deserto e immerso nel bosco… e proprio lì ci aspetta un bellissimo regalo: una jacuzzi all’aperto.

All’inizio il pensiero mette i brividi (soprattutto a me, che sono la più freddolosa🥶. Sai com’è… la temperatura si aggira intorno ai 12 gradi e l’idea di separarmi dal mio pile non mi attira affatto…

Ma il termometro dell’acqua segna 36 gradi… e soprattutto Alma chiede “piscinas” già da qualche giorno. Anche se questa non è esattamente una piscina, di sicuro può saziare la sua voglia di “bagnettos”. 

E infatti, appena mette piede nell’acqua calda, le spunta quel muso da furetto felice che annovero tra i motori della mia esistenza.

Verso le Lofoten: il traghetto danzante senza WI – FI

La mattina dopo ci mettiamo in viaggio per andare a prendere il traghetto che ci porterà alle isole Lofoten.

Salpiamo e poco lontano dalla costa scopriamo che sulla nave non c’è il wifi😱.

Il viaggio dura 3 ore e mezza. La mia tensione è tangibile. Iniziamo a mettere in atto una serie di escamotage per tenere Alma più tranquilla possibile. Alma inizia a chiedere a rotella “Masha e Orso” porgendoci il telefono: è il suo modo di dirci che internet non funziona!!!

In genere capita in tratti di strada in mezzo alle foreste o in cima al nulla… in cui puoi solo temporeggiare e sperare che da un momento all’altro torni la rete. Così fingendo di fare qualcosa sullo schermo dico “sì amore ecco…mamma aggiusta“. E nel frattempo si lavora sull’attesa: “Ho quasi fatto eh! Conta fino a 20, dai un bacio a Mira, che colore è questo?” 

Qua è diverso. Tre ore hanno il volto dell’eternità. “Masha e orso” masha e orso” la richiesta si fa incalzante.

Siamo tutti seduti stretti uno accanto all’altro, e lei inizia a “smaniare”. Idea di Matteo: dai usciamo! Andiamo sul ponte! Daje! 💪 Il vento del nord soffia gelido, la nave balla… io inizio a fare mente locale: non mi ricordo se di Tachipirina ho portato solo lo sciroppo o anche la 1000. Alma ride e finchè non ci prende un coccolone è una soluzione accettabile. Io batto i bordi. Batto i denti. “Perché non ti siedi Amò?“. “Perche non ce la posso fa!” 

La prima ora passa. Poi Alma chiede “una bella poltronas” quindi riscendiamo. Non ci sono più quattro posti vicino😱 Alma e Mira si siedono. Noi in piedi accanto a loro…sul tagatà! Tra i video registrati sui nostri telefoni, la musica e far finta di “aggiustare”, in qualche modo insperato – mentre il traghetto oscilla come un bacinella alla mercè di un vento impetuoso, e lo stomaco chiede asilo politico al fegato – il tempo passa. 

Lofoten tra terre selvagge e case di pescatori

Arriviamo alle Lofoten. Il paesaggio che ci troviamo davanti gli occhi appena sbarcati ci rapisce subito il cuore. 

Siamo in una terra estrema.

Di una bellezza selvaggia, che porta con sé il sale del mare e le cime dipinte di neve. Non sappiamo dove guardare. I nostri occhi corrono ovunque: tra le rocce che emergono dalle onde e i profili dei piccoli arcipelaghi che spezzano l’orizzonte.

La prima tappa la facciamo a Å: Il paese col nome più corto al mondo. Il più a sud. L’ultimo baluardo prima dell’oceano. Poche casette rosse di legno, sono i vecchi robuer dei pescatori, che – aggrappate alla costa – si specchiano nelle acque. Un fortissimo odore di pesce ci sovrasta appena scendiamo, siamo vicino al museo delle stoccafisso, che racconta la storia del baccalà norvegese.

Ripartiamo alla volta di Reine, che incontriamo percorrendo la E10. Ancora un villaggio di pescatori, con casette colorate lungo la costa, le montagne che lo circondano: un’atmosfera da fiaba nordica dipinta ad acquarello. Ovunque vediamo grandi strutture di legno per l’essiccazione dei merluzzi — ma siamo un po’ fuori stagione, quindi sono vuote.

Iniziamo a cercare un posto dove cenare. Dopo aver tentato di farci fare una pizza in un ristorante messicano, incappiamo nel chioschetto di fish & chips più figo delle Lofoten! Un posto che sa di birra fresca e libertà: musica caraibica, un fuoco acceso, e il pesce fritto in pastella più buono mai mangiato 🐟

Divertiti e con l’animo leggero, ci rimettiamo in macchina per raggiungere il nostro rorbu, un’ora e mezza più a nord. Il tragitto è tutto un “guarda qua!” “guarda là!”… la meraviglia ci accompagna fino alla nostra casetta rossa, costruita su palafitte, con la terrazza affacciata sull’acqua. Appena entrati, una sensazione di pace ci avvolge.

Le spiagge bianche e lo stadio di calcio sugli scogli

Il giorno dopo andiamo alla scoperta di una delle spiagge più belle dell’isola: Haukland Beach. Approfittando di un cielo gentile — nonostante il freddo pungente — decidiamo di tirare fuori la canoa. Matteo realizza il suo sogno: remare lungo un fiordo. Le bimbe felicissime mettono i piedi in acqua, protette dalle loro mute di mezzo centimetro (grazie a “mamma ansia” che aveva fortemente voluto metterle in valigia, ricordando il bagno di Alma due anni prima in Normandia 😆).

Il giorno dopo col sole pieno,il cielo azzurro e senza nubi è stato faticoso rimetterci in viaggio … sarebbe valsa la pena stare un giorno in più…ma ci siamo gustati il tragitto facendo diverse soste per ammirare gli scorci da cartolina che curva dopo curva ci si aprivano davanti agli occhi, e che anche Alma – assorta – guardava dal finestrino.

Prima di lasciare le Lofoten, ci fermiamo allo stadio di Henningsvær: costruito su una minuscola isola rocciosa circondata dall’oceano, è considerato uno degli stadi più scenografici al mondo. Quando sei lì, a palleggiare, non percepisci subito la sua unicità… ma basta far alzare il drone per capire dove ti trovi!

Qui, Mira e Matteo si sono fatti una bella partitella. E mi piace pensare che il goal di Mira sia per lei uno di quei momenti da portare nel cuore. Forse perché ricordo con dolcezza, quei tiri in porta di quando ero bambina, con il mio papà❣

tatiana

1 commento

  1. Franca Giordani

    mi sono fatta un sacco di risate
    peccato che queste parole siano esclusivo nettare per pochi..

    Rispondi

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