Preferisco rispondere a questa domanda con i numeri, poiché le parole potrebbero non avere la stessa efficacia.

Si stima che in Italia un bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni (numero di maschi 4,4 volte quello delle femmine) abbia ricevuto una diagnosi di autismo.


Tali numeri sono il risultato del “Progetto Osservatorio per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico” co-coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute.
Lo studio è stato svolto tra il 2016 ed il 2018 identificando tre aree geografiche del nostro paese: dislocate da nord a sud e includendo sia zone urbane che rurali. Dati più recenti vengono dall’oltre oceano, con un aggiornamento al 2020 del CDC (Center of Desease Control) di Atlanta che riporta che 1 bambino su 36 ha ricevuto una diagnosi di autismo in quell’anno.
Per fare un paragone nel 2000 lo stesso ente rilevava una diagnosi ogni 150 bambini.
Parliamo di diagnosi quintuplicate in un ventennio.


Questo aumento nel tempo è legato da un lato all’ampliamento dei criteri diagnostici che portano all’interno dello Spettro Autistico anche le condizioni più “lievi”, quelle dove non c’è ritardo cognitivo e dove il linguaggio verbale è presente, dall’altro viene constatato che anche i casi di autismo più grave sono in aumento.


Ma da cosa dipende? Ad oggi purtroppo non è ancora stata trovata una “teoria unificante che possa
spiegare la sindrome secondo un modello lineare causa – effetto”.


Tuttavia dobbiamo prendere atto, sebbene non esistano altri numeri più precisi, che, anche volendo sottostimare il “fenomeno”, in Italia, almeno 600.000 persone hanno una diagnosi di autismo (dato ANGSA: Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).
Aggiungo un altro numero, di un recente censimento (fatto dall’Osservatorio Nazionale nel 2023), sempre in italia i centri specializzati (del SSN o in convenzione) per l’autismo sono circa 1200 e offrono servizi a circa 78.200 persone autistiche. Questo farebbe suppore, senza dover fare troppi conti, che più dell’85% delle persone autistiche non riceva adeguate forme di assistenza da parte dello stato.

2 parlare di autismo immagine


Questi numeri devono farci riflettere.


In un paese dove non è garantita a tutti nemmeno l’assistenza primaria, a che punto possiamo essere con l’inclusione sociale, scolastica, lavorativa? Con la conoscenza, la formazione, la consapevolezza?
È ragionevole credere che ci sia molto molto lavoro da fare. E che ognuno di noi, se in-formato, possa apportare un significativo miglioramento nella società e nella vita delle persone autistiche e delle loro famiglie che portano sulle proprie spalle il maggior carico dell’inclusione e della riabilitazione dei propri figli e delle proprie figlie.


C’è un buco di servizi e di consapevolezza da colmare, per farlo è necessaria una presa di coscienza collettiva, perché in una situazione come questa,  l’iniziativa individuale rappresenta una luce e un’ àncora… perché è bene che ognuno si metta in mano un pezzettino di “terra” per iniziare a colmare questo buco.

Se il quadro sopra rappresenta la situazione del nostro paese, immagino che anche nella nostra azienda molti colleghi e colleghe possano trovarsi nella condizione di avere un figlio autistico o una figlia autistica e di essere caduti, almeno una volta, in questo “buco”.


Allora, mi viene da concludere con un’altra domanda… perché non dovremmo parlare di autismo?

P.S: Metto i link ( o allego gli articoli)  per le fonti da cui ho preso i dati:
In allegato lo studio che ha definito per l’Italia  il numero 1/77 di diagnosi
Stima delle 600.000 persone autistiche: http://angsa.it/autismo/numeri/
Mappatura dei centri per l’autismo: https://osservatorionazionaleautismo.iss.it/aggiornamento-delle-
attivit%C3%A0-2023#sezione-mappa-servizi
Un bambino su 36 negli stati uniti:  https://www.wired.it/article/autismo-giornata-mondiale-aumento-casi-
diagnosi-cause-analisi/